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Autore: Luca Vinella

Data di pubblicazione: 29 settembre 2026

PRESTITI PERSONALI E CESSIONE DEL QUINTO: COME CAPIRE SE LA RATA È DAVVERO SOSTENIBILE

Nel mio lavoro incontro spesso famiglie che stanno valutando un finanziamento: una macchina da cambiare, dei lavori in casa, le spese di un figlio che va all'università. Quasi sempre la prima domanda è "quanto viene la rata?". È una domanda legittima, ma secondo me non è quella giusta da cui partire. La domanda giusta è un'altra: "quella rata, per tutti gli anni in cui la pagherò, sta in piedi nel mio bilancio?"


Parto da un esempio. Una coppia con due stipendi e due figli, che arriva a fine mese senza troppi affanni. Una rata di 300 euro, da sola, sembra gestibile. Ma se nello stesso periodo c'è anche la rata del mutuo, la scuola dei ragazzi, l'assicurazione dell'auto e magari una carta con pagamenti a rate, quei 300 euro si sommano a tanti altri impegni fissi. E quando arriva una spesa imprevista, il margine non c'è più.


Un modo semplice per ragionarci è guardare a quanta parte del reddito netto mensile è già "prenotata" da impegni che non puoi spostare. Più questa quota sale, meno spazio resta per gli imprevisti e per mettere da parte qualcosa. Non esiste una soglia magica valida per tutti, perché dipende da quante persone vivono con quel reddito e da quanto è stabile il lavoro. Per una famiglia con un solo stipendio e un contratto non a tempo indeterminato il discorso è diverso rispetto a due dipendenti pubblici.


Prestito personale e cessione del quinto, poi, funzionano in modo diverso. Nel prestito personale la rata è fissa e la paghi tu ogni mese. Nella cessione del quinto viene trattenuta direttamente da stipendio o pensione, fino a un quinto dello stipendio netto. Questo la rende comoda, perché non te ne dimentichi, ma attenzione: la rata che sparisce dalla busta paga è comunque una rata. Il reddito su cui contare ogni mese è quello che resta, e il vincolo dura per tutta la durata del contratto, che può essere lunga.


Prima di firmare, mi sento di suggerire tre cose pratiche. La prima: guardare il costo totale del finanziamento, non solo la rata, perché una rata più bassa spesso significa più anni e più interessi complessivi. La seconda: chiedersi cosa succede se per un periodo il reddito scende, per esempio per una malattia o un cambio di lavoro, e se ci sono coperture che proteggono la famiglia in quel caso. La terza: verificare se ci sono già altri finanziamenti in corso, perché spesso sommandoli il quadro cambia parecchio.


In vent'anni di consulenza ho visto che il problema raramente è la singola rata. Il problema è quando i finanziamenti si accumulano senza che nessuno abbia fatto il conto complessivo. A volte basta sedersi con calma, mettere in fila entrate e uscite, e capire se la strada scelta è davvero sostenibile o se conviene un'altra soluzione.


Se stai pensando a un prestito o hai già dei finanziamenti attivi e vuoi capire come stanno insieme, scrivimi in privato: ne parliamo con calma e con i tuoi numeri davanti.


Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza personalizzata, né promessa di rendimento, né sollecitazione all'investimento o al credito.

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