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Rappresentazione visiva dell'articolo: L’inflazione e i suoi effetti sul risparmio

Autore: Banca Widiba

Data di pubblicazione: 09 giugno 2026

L’inflazione e i suoi effetti sul risparmio

Con il conflitto in Medio Oriente il tema dell’inflazione è tornato al centro dell’attenzione. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha infatti fatto salire drasticamente il prezzo del petrolio: questo ha generato un incremento del costo legato a tutti i trasporti, con un effetto a catena sul livello generale dei prezzi. L’inflazione è proprio questo: l’aumento generalizzato del livello dei prezzi in un determinato periodo. In un contesto macroeconomico in cui le pressioni inflazionistiche non mancano, un breve riepilogo sugli effetti dell’inflazione e su come tenerla sotto controllo può tornare utile a fare chiarezza.

Perché l’inflazione rappresenta un costo per i risparmi?

Come già anticipato, l’inflazione è l’aumento generale dei prezzi dei beni e dei servizi in un determinato periodo. In sostanza, si tratta dell’aumento del costo della vita: questo significa che il potere d’acquisto del denaro diminuisce, perché 100 euro oggi non hanno lo stesso valore di 100 euro dell’anno scorso.

Facendo un esempio pratico: se si desidera acquistare tra cinque anni un bene del valore di 10.000 euro e si risparmia questa somma depositandola sul conto corrente, se l’inflazione aumenta, con gli stessi 10.000 euro non si potrà più acquistare lo stesso bene, perché il suo prezzo sarà aumentato.

Nello specifico, se il tasso annuo di inflazione è pari al 2%, il prezzo dello stesso bene tra cinque anni sarà uguale a 11.040,81 euro, calcolati attraverso una specifica formula di capitalizzazione. Si può però fare anche il calcolo opposto: verificare quanto varranno tra cinque anni quegli stessi 10.000 euro. Applicando la formula di sconto, il risultato che si ottiene è di 9.057,31 euro. Il denaro risparmiato ha perso valore: è come se lo stesso bene valesse sempre 10.000 euro, ma adesso sul conto corrente ce ne fossero circa 9.057. Quindi, l’inflazione erode il valore dei propri risparmi nel tempo.

A maggio 2026 il tasso annuo di inflazione nell’area euro è stimato a 3,2%: quindi applicando lo stesso tasso sui 10.000 euro per cinque anni, quello che si otterrebbe è un valore di 8.542,83 euro.

Come tenere sotto controllo l’inflazione: dalle banche centrali…

Risulta dunque evidente che un’inflazione elevata e persistente non è un bene per l’economia. È importante specificare elevata, perché un livello contenuto e stabile di inflazione è generalmente considerato compatibile con un’economia in salute. Prezzi che crescono in modo moderato e prevedibile consentono infatti a famiglie e imprese di programmare con maggiore certezza consumi, investimenti e decisioni finanziarie.

Per mantenere questo stato di “salute”, occorre però conservare il tasso di inflazione contenuto a un determinato livello. Il tasso annuo di inflazione al 2% utilizzato nell’esempio precedente non è stato scelto casualmente: è infatti il livello fissato dalla Banca centrale europea e rappresenta la soglia target che la stessa Bce si impegna a mantenere a medio termine attraverso le proprie manovre di politica monetaria.

Le banche centrali hanno diversi strumenti a disposizione per mantenere sotto controllo il tasso di inflazione annuo, uno dei principali è relativo ai movimenti dei tassi di interesse a cui prestano denaro alle altre banche. Se il costo del denaro aumenta attraverso un incremento dei tassi di interesse, l’effetto è un raffreddamento dell’economia e un freno all’inflazione. Per questo oggi, con l’aumento del costo della vita conseguente allo scoppio del conflitto, sono cresciute le attese per un rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea.


…ai risparmiatori

Se le banche centrali intervengono sull’inflazione nel suo complesso, i singoli risparmiatori possono cercare di limitarne gli effetti sul proprio potere d’acquisto. Riprendendo l’esempio precedente: un rendimento annuo pari al 2%, in uno scenario semplificato, compenserebbe un tasso di inflazione dello stesso livello, permettendo ai 10.000 euro di conservare il proprio valore reale nei cinque anni. Lo stesso principio varrebbe con un’inflazione annua pari al 3,2% e un rendimento di pari entità.

Nella realtà, tuttavia, bisogna considerare anche altre variabili: ci sono moltissimi strumenti finanziari con caratteristiche diverse tra loro, per esempio strumenti che offrono un rendimento anche molto maggiore rispetto a quello citato, ma a cui sono associati anche dei rischi da tenere in considerazione. Un consulente finanziario può essere di supporto per districarsi nel mondo degli strumenti finanziari con l’obiettivo di contribuire a preservare il potere d’acquisto dei propri risparmi.


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